venerdì 10 marzo 2017

Un po' di geologia intorno a Wupatki, AZ

Il Wupatki National Monument è un antico insediamento degli Anasazi, oggi in rovina, situato nella contea di Coconino, in Arizona. La pace e la solennità che regnano in questo luogo lasciano il visitatore senza parole.

Wupatki National Monument Wupatki National Monument Wupatki National Monument

I primi abitanti di Wupatki arrivarono nell'area intorno al 500 d.c. Questo complesso era costituito da una serie di camere interconnesse da cui si accedeva tramite scale di legno. Data la scarsità di acqua nell'area circostante, una grossa cisterna (visibile nella foto in alto) veniva utilizzata per raccogliere l'acqua piovana. Il sostentamento della popolazione avveniva principalmente grazie al mais e alla cucurbita, che potevano essere coltivate nel suolo arido senza bisogno di irrigare. La vita in questo luogo è sempre stata condizionata dalla scarsità delle risorse che si trovavano nell'ambiente circostante. Tuttavia gli Anasazi sapevano come sfruttare al massimo ciò che l'ambiente circostante dava loro.

Se diamo un'occhiata alle mura del villaggio possiamo notare qualche particolare familiare all'occhio del geologo...

Ripples in wall

Si tratta di lastre di arenaria con sopra forme di fondo, ripple marks. Si formano tipicamente in fondali bassi (chi non le ha viste al mare?) o nel letto dei fiumi e sono forme legate al trasporto sul fondo di sabbia in presenza di una corrente. Quelli asimmetrici sono dovuti ad una corrente dominante (ad esempio una corrente fluviale), quelli simmetrici sono legati all'azione del moto ondoso. Quelli che si trovano a Wupatki sono di quest'ultimo tipo.

Da dove vengono? Basta fare due passi per trovarli in posto poco più in là.

Ripples

Queste arenarie rosse con ripples da moto ondoso appartengono alla Moenkopi formation (per l'esattezza al membro di Wupatki). Questa formazione appartiene al Triassico Inferiore e si è deposta in ambiente di mare basso. All'epoca l'Arizona era tutt'altro che desertica!

Gli Anasazi costruirono Wupatki interamente con pietre estratte da questa formazione e cementate con un po' di malta. Queste arenarie donarono all'abitato il suo caratteristico colore rosso intenso.

Un altro evento geologico, del tutto inatteso, portò infine grande prosperità a Wupatki.

Landscape around Wupatki

Nell'immagine qui sopra è possibile osservare il panorama da Wupatki verso Nord-Ovest. I rilievi in primo piano e la grossa mesa rossa in prossimità sono costituiti dalle arenarie e argille della Moenkopi formation. Subito dietro si stagliano i coni di cenere e le colate basaltiche del San Francisco volcanic field, a cui appartiene -tra l'altro- il Sunset Crater. Quest'ultimo è un cono di cenere alto circa 340 metri ed è il più giovane dei vulcani del San Francisco field.

Il Sunset Crater eruttò con vigore tra il 1064 e il 1085, coprendo di cenere l'intera area circostante - Wupatki inclusa. L'eruzione fu una manna per Wupatki. Infatti, la cenere aumentò sia la fertilità del suolo, sia la sua capacità di trattenere l'acqua (non è un caso se l'uomo ha sempre vissuto in prossimità di vulcani, vedi Vesuvio n.d.r.). Stando a scavi archeologici recenti, oltre 2000 persone si stabilirono a Wupatki nel secolo immediatamente successivo all'eruzione e fu anche questo il momento in cui la maggior parte degli edifici del pueblo vennero costruiti. Tuttavia intorno al 1225 il sito venne abbandonato definitivamente. Probabilmente l'aumento delle minacce costituite da incursioni dei popoli confinanti portò gli Anasazi a scegliere di stabilirsi in luoghi più protetti, come Betakin.

Risorse.

Una carta geologica dell'area è consultabile qui.

Libri sull'argomento:

mercoledì 8 marzo 2017

Come sappiamo che gli oceani si espandono?

L'8 Marzo scorso ho pubblicato un post su Marie Tharp, la donna che per prima svelò i segreti dei fondali oceanici. La sua interpretazione di centinaia di profili sonar dei fondali marini permise di capire che gli oceani sono dominati da canyon, vallate, montagne sottomarine e che, in particolare, hanno un andamento simmetrico rispetto ad una catena assiale, detta dorsale, con al centro una valle sottomarina (rift). Questo suggeriva che le dorsali fossero aree dove gli oceani si andavano espandendo, confermando le teorie di Wegener.

Ma come hanno fatto i geologi a confermare questa intuizione? È stato grazie alla datazione di campioni di roccia raccolti direttamente dai fondali marini.

Negli anni '70 e '80 l'esplorazione dei fondali oceanici continuava a ritmo esponenziale, spinta anche dal recente dibattito sulla teoria della tettonica a placche. Vennero ideate navi speciali (vedi foto sotto), con una torre di perforazione montata sul ponte principale, che potevano perforare le rocce esposte sui fondali.

Fonte: commons. wikipedia.


Questo metodo permetteva di ottenere campioni sia dei sedimenti esposti sui fondali marini, sia delle rocce immediatamente sottostanti, in genere basalti, gabbri o serpentiniti. Questi campioni iniziarono presto a dare le prime sorprese.

In particolare le età stratigrafiche dei primi sedimenti deposti al di sopra sembravano essere più giovani in prossimità delle dorsali e più vecchie nelle aree più distanti. Ancora più interessanti erano i campioni di rocce magmatiche (basalti e gabbri) immediatamente sottostanti. Esse infatti mostravano delle anomalie magnetiche molto pronunciate rispetto al campo magnetico attuale.

In parole semplici, questi gabbri e basalti, al momento della cristallizzazione, contenevano dei minerali in grado di orientarsi in direzione del campo magnetico terrestre (magnetite e ilmenite in primis). Una volta che il magma si era solidificato, questi minerali rimanevano "congelati", orientati lungo la direzione delle linee di flusso del campo magnetico terrestre.

Questo non sarebbe niente di particolarmente eccezionale se il campo magnetico terrestre di allora fosse lo stesso dell'attuale ma, fortunatamente, la posizione del nord e del sud magnetico è cambiata costantemente durante la storia della Terra (leggi anche: come è cambiata la posizione dei poli magnetici negli ultimi 400 anni). Addirittura ci sono stati numerosi (e improvvisi) eventi di inversione del polo Nord e del polo Sud magnetico, e questo è rimasto "congelato" nelle rocce magmatiche del passato.

In particolare è spettacolare notare come, nei fondali oceanici le anomalie magnetiche siano simmetriche rispetto alla zona di dorsale:


Fonte: commons.wikimedia
Questo sta a indicare che le rocce magmatiche solidificano nella zona centrale, la dorsale, e successivamente vengono spinte lateralmente in modo simmetrico, con le rocce più giovani in corrispondenza del centro e le rocce più vecchie via via più distanti.

Tuttavia manca ancora qualcosa, questi metodi magnetostratigrafici forniscono età relative. Come è possibile trasformare queste età relative in numeri? (milioni di anni). Innanzi tutto è bene notare che con le carote dei fondali oceanici venivano anche prelevati campioni dei sedimenti immediatamente sovrastanti. Questo permetteva di correlare le età magnetostratigrafiche con quelle biostratigrafiche. Questo ha permesso di riconoscere dei "chron" magnetostratigrafici con delle caratteristiche ben delineate a livello globale, ben correlati con le ere geologiche. E come le età biostratigrafiche, anche i loro limiti sono stati datati utilizzando età radiometriche su rocce magmatiche e sedimentarie (es: tufiti) a livello globale.



Faccio un esempio: se dato l'inizio del chron "Matuyama" fra 0.78 e 2.59 milioni di anni, so che tutte le rocce che si sono formate durante questo chron hanno un età compresa tra questi due estremi. In questo modo tutte le età magnetostratigrafiche sono state "correlate" con età assolute. Questo è stato fatto a livello, globale, per tutti gli oceani, per tutte le anomalie magnetiche scoperte, realizzando carte dei fondali geologici come quella qui sotto:



Nella mappa qui sopra, pubblicata su Geochemistry, Geophysics, Geosystems, è possibile visualizzare come l'età della crosta oceanica vada da 0 milioni di anni (in rosso) fino a 280 milioni di anni (in viola), in corrispondenza del Mediterraneo Orientale. E come non esista crosta oceanica più vecchia a livello globale. Notiamo come le dorsali medio-oceaniche corrispondano alle aree in rosso, dove nuova crosta è in produzione adesso, mentre le aree oceaniche più vecchie si trovino lontano dalle dorsali (come in prossimità di Nord America ed Africa nell'Atlantico Settentrionale). Alcune dorsali sono circondate da bande di colore molto sottili, che suggeriscono un'espansione più lenta (es: Atlantico) rispetto ad altre in cui invece le bande di colore sono più larghe (es: Pacifico Meridionale). Se per esempio confrontate l'ampiezza dei toni rosso-arancio del Pacifico Meridionale con l'intera ampiezza dell'Atlantico Centrale, potete notare come la quella zona del Pacifico si sia formata in soli 40 milioni di anni, mentre la stessa distanza, nell'Atlantico Centrale, si è formata dopo 120 milioni di anni di allontanamento fra Africa e America Meridionale.

Un'ultima, importante, conclusione è che la crosta oceanica è relativamente molto giovane, mai più vecchia di 280 milioni di anni: niente se paragonata all'età delle più vecchie rocce esposte negli scudi continentali (3.8 miliardi di anni). Questo suggerisce l'esistenza di processi in grado di distruggere la crosta oceanica (le zone di subduzione), di cui vi parlerò un'altra volta.

Libri consigliati:
Wegener. L'uomo che muoveva i continenti
Global Tectonics
A Petrographic Atlas of Ophiolite: An Example from the Eastern India-asia Collision Zone

mercoledì 22 febbraio 2017

Marie Tharp: la donna che svelò i segreti degli Oceani.

I dipartimenti di geologia non sono posti dove le donne hanno lo stesso successo degli uomini. Nonostante la percentuale delle laureate in geologia sia cresciuta -negli Stati Uniti- dal 29% sul totale nel 1990 fino al 40% oggi, il numero delle donne che frequenta corsi di dottorato o che addirittura raggiunge il ruolo di professore rimane estremamente basso. Per esempio nell'Università di Yale il dipartimento di geologia ha solo tre donne su un totale di 35 professori.

Negli anni '60 il numero di donne nelle scienze della terra era ancora più basso, con un massimo del 5-10% di donne sul totale. Eppure fu proprio una donna che, in quegli anni, andando contro le teorie dominanti dell'epoca e in un ambiente prevalentemente maschile, riuscì a fornire la prima schiacciante prova della moderna teoria della tettonica a placche. Ho deciso di dedicare l'8 Marzo di quest'anno alla memoria di quella donna: Marie Tharp.


Video credits: National geographic.

Nel 1912 Alfred Wegener aveva formulato la teoria della deriva dei continenti. Wegener aveva analizzato le strutture geologiche e i fossili (specialmente piante fossili) presenti in continenti sui lati opposti dell'Oceano Atlantico ed Indiano e, basandosi sulla corrispondenza tra la forma delle linee di costa, aveva teorizzato l'esistenza di un originario continente, Pangea, da cui tutti gli altri continenti si erano separati. Non solo, Wegener suggeriva che la zona di separazione doveva trovarsi in corrispondenza dell'Oceano Atlantico e che il processo di allontanamento delle masse continentali fosse tuttora in atto.

All'epoca le teorie di Wegener risultarono così impopolari che addirittura l'Associazione Americana dei Geologi del Petrolio tenne un simposio specificatamente in opposizione con la teoria della deriva dei continenti. Wegener morì nel 1930 senza ottenere nessun riconoscimento per le sue teorie.

Fu negli anni '60, grazie al lavoro di Marie Tharp principalmente, che l'eredità di Wegener sarebbe stata riconosciuta. In quegli anni Marie Tharp lavorava come cartografa e geologa alla Columbia University insieme a Bruce Heezen. Bruce conduceva delle spedizioni oceanografiche in cui la superficie topografica del fondale oceanico veniva scandagliata per mezzo del sonar. Il compito di Marie Tharp era quello di convertire i dati sonar in profili topografici degli oceani. Dal momento, infatti, che il segnale sonar rimbalza sul fondale e raggiunge nuovamente la nave oceanografica, è possibile calcolare la profondità.

Quello che Marie Tharp ricostruiva -però- avrebbe cambiato la storia della geologia. Invece di trovare grosse pianure, i profili di Tharp mostravano oceani dominati da catene, valli, canyon e seamount sottomarini. In particolare, questi profili mostravano un'enorme catena sottomarina, oggi nota come dorsale oceanica, con una zona di rift centrale e una valle a V. L'esistenza della dorsale medio-atlantica era in parte già nota all'epoca, ma la forma a V fu interpretata da Marie come una zona lungo cui la crosta si sta lacerando e che confermava la teoria della deriva dei continenti di Wegener.

I profili furono inizialmente rigettati da Heezen, fermo sostenitore della teoria della Terra in espansione e considerati dal medesimo "futili chiacchiere da ragazzina". Tuttavia Bruce Heezen si sarebbe dovuto ricredere.

Utilizzando i dati indipendenti di altre spedizioni oceanografiche e i primi dati degli epicentri dei terremoti sui fondali marini, Tharp ricostruì centinaia di profili attraverso gli oceani, arrivando a realizzare la prima dettagliata carta topografica del fondale oceanico del Nord Atlantico (pubblicata con Heezen nel 1957). Inoltre Tharp dimostrò che gli epicentri dei terremoti erano localizzati in corrispondenza delle dorsali oceaniche. Queste dorsali si estendevano per oltre 40000 km in ogni oceano, attraverso l'intera crosta terrestre.

Di fronte a dati così schiaccianti, la comunità scientifica iniziò ad accettare la teoria della deriva dei continenti nella sua forma moderna: la teoria della tettonica a placche. Lo stesso Bruce Heezen, sotto l'influenza di Marie Tharp, dovette ricredersi e accettare la nuova teoria. Heezen pubblicò diversi articoli sulla deriva dei continenti tra il 1959 e il 1963, ma in nessuno di questi comparve il nome di Marie Tharp. Due anni dopo la Royal Society di Londra organizzò il Simposio sulla Deriva dei Continenti, in cui finalmente le teorie di Wegener vennero accettate.

Nel 1977, lo stesso anno della morte di Hezeen, Tharp pubblicò in collaborazione con il pittore austriaco Heinrich Berann uno spettacolare atlante del fondale di tutti gli oceani. Nel 1995 Tharp donerà tutti i suoi scritti e le tavole originali di questo atlante alla libreria del congresso degli Stati Uniti.

Incredibilmente oggi l'eredità di Marie Tharp è noto soprattutto ai cartografi, e non ha ricevuto il plauso che merita tra i geologi per aver fornito per prima l'evidenza della teoria della tettonica a placche, andando contro ogni teoria della sua epoca.


Fonti:
National Geographic
Geological Magazine
Wikipedia

Una versione ingrandita della carta dell'Atlantico di Marie Tharp è consultabile qui.

Libri correlati:

lunedì 20 febbraio 2017

Non solo pieghe a Millok Haven

L'altro giorno vi avevo postato alcune foto delle spettacolari pieghe a chevron esposte a Millok Haven, Cornovaglia. Vorrei ora mostrarvi altre strutture visibili su quell'affioramento.

Solitamente le strutture geologiche non appaiono isolate in affioramento, ma coesistono con altri elementi che si sono formati durante la stessa fase deformative. A Millok Haven, le pieghe suggeriscono una direzione di trasporto tettonico verso Nord, che -come visto l'altra volta- è associata alla formazione di una foliazione da debolmente inclinata verso Sud a sub-orizzontale. Millok Haven interpreted chevrons

chevron folds explained

Le foliazioni si formano -in genere- perpendicolarmente alla direzione di massima compressione. La direzione parallela alla foliazione corrisponde solitamente alla direzione lungo cui puo' avvenire l'estensione. In questo specifico caso, la formazione delle pieghe e della relativa foliazione di piano assiale è accompagnata da vistosi fenomeni di boudinage:

Boudinage, Millook Haven

Come è visibile in foto, la foliazione lungo i fianchi delle pieghe è orientata parallelamente alla stratificazione e localizzata negli interstrati argillitici. Nei livelli di arenarie, più resistenti, la foliazione è più debole o assente. Mentre le argilliti sono in grado di accomodare efficacemente la deformazione, gli strati di arenaria si fratturano e si assottigliano per boudinage.

Nei punti in cui l'arenaria si boudina, l'estensione è accomodata dallo sviluppo di vene di quarzo bianco, mentre gli strati argillitici si deformano per accomodare il boudinage (un fenomeno noto come necking).

In questo caso il boudinage, dato il forte contrasto di competenza fra arenarie e peliti, è molto poco sviluppato, ma questo è consistente con la presenza in affioramento di pieghe a chevron che - per l'appunto- si sviluppano in condizioni in cui la deformazione interessa livelli molto resistenti intercalati a livelli reologicamente deboli.

Per saperne di più:

Pieghe (geologia)


Whalley and Lloyd (1986). Tectonics of the Bude fm. J. Geol. Soc.

sabato 18 febbraio 2017

Cosa definisce un continente?

Modelli dei continenti (fonte: wikipedia)

Recentemente è stato pubblicato su GSA Today un articolo intitolato "Zealandia: Earth's hidden continent", in cui viene proposto un nuovo continente, in gran parte sommerso al di sotto del Pacifico e le cui uniche terre emerse sono rappresentate dalla Nuova Zelanda e la Nuova Caledonia. Questo articolo mi ha portato a riflettere molto sulla domanda "cosa definisce un continente?" e la risposta ha più a che vedere con storia, convenzioni, storia e caratteristiche culturali più che avere dei precisi criteri geologici o geografici. Persino in geologia l'assegnazione della parola "continente" è spesso arbitraria e ha che fare più con la grammatica che con precise definizioni geologiche.

Andiamo con ordine, e lasciamo stare per il momento la Zealandia. Quali sono i continenti del pianeta Terra?

-Nord America
-Sud America
-Europa
-Asia
-Africa
-Australia (Oceania)
-Antartide

Se però provate a porre la stessa domanda ad un russo o ad un giapponese, questo probabilmente risponderà "Eurasia" invece di "Europa" ed "Asia". In Russia e in Giappone infatti viene insegnato un modello a "6 continenti", che è poi anche il modello privilegiato dalla International Geographical Union (IGU). Allo stesso modo, un sudamericano potrebbe rispondervi "Americhe" invece di "Nord e Sud America" e questo è sempre dovuto a come viene insegnata la geografia a scuola. Il risultato è che la definizione di continenti come "Europa" o "Sud America" non è universalmente accettato e riconosciuto da tutti i cittadini del pianeta. Non mi metto poi a parlare dell'uso di Australia ed Oceania, in quanto il termine "Oceania" è dibattuto e considerato da alcuni un continente e da altri una regione geografica.

Occorre quindi cercare una valida definizione di continente. La più semplice che potete trovare, cercando sul web, è questa:

"Un continente è costituito da una porzione di terra emersa separata da altre terre emerse da oceani"
(Criterio della separazione, wikipedia)

Stando a questa definizione, gli unici continenti validi sarebbero l'Antartide e l'Australia, mentre tutti gli altri risulterebbero raggruppati in un continente formato da Africa, Europa ed Asia e nelle Americhe, per un totale di 4 continenti - un numero di fatto non accettato da nessuna nazione o società geografica al mondo.

Un altro problema è che, stando a questa definizione, anche posti come la Groenlandia o il Madagascar, di fatto porzioni isolate di terre emerse, potrebbero essere degli ottimi candidati al ruolo di continente ma di fatto la Groenlandia, con la sua superficie di 2.166.086 Km2 è considerata l'isola più grande del mondo, mentre l'Australia (superficie: 7.617.930 Km2) è invece universalmente considerata un continente.

Servono nuove definizioni, se prendiamo il Cambridge dictionary, troviamo la seguente definizione:

"un continente è una delle 7 porzioni di terre emerse più estese sulla superficie terrestre, circondate o parzialmente circondate dal mare e di solito costituite da varie nazioni"

Affermando "parzialmente circondate dal mare" risolvono il problema della distinzione di Africa e Sud America, ma l'Eurasia? Inoltre il numero "7" non ammette certo un 8° continente. Stessi problemi si hanno se usiamo l'Oxford e il Merriam-Webster dictionary: non è possibile ottenere una definizione univoca di continente.

Questo perchè la parola "continente" ha delle profonde basi storiche ed è legata a doppio filo con la storia del mondo antico e dell'era delle esplorazioni (vedi in dettaglio su Enciclopedia Treccani). La distinzione Africa-Asia-Africa ad esempio deriva dalla concezione dei filosofi e pensatori greci e romani di un mondo suddiviso in 3 parti (Erodoto, Polibio, Strabone ecc.). Questo numero è arrivato a 5 con la scoperta delle americhe, e poi è variato fra 5, 6 e 7 sulla base del pensiero di cartografi, come Mercator, o navigatori, come Magellano. Anche qui le definizioni non erano chiare. Mercator parlava di "5 parti del mondo", accettando le 3 parti degli antichi più le Americhe ed una misteriosa "Terra Australis", basata su ipotesi dell'epoca di un misterioso continente a Sud (solo nel XX secolo verrà confermata l'esistenza dell'Antartide).

Va anche aggiunto che la definizione di continente che conosciamo è largamente accettata anche sulla base delle affinità culturali delle popolazioni che abitano quel continente (es: Africa vs Europa), ma chiaramente quest'ultimo punto è estremamente impreciso ed inutilizzabile per creare una definizione precisa.

Planisfero con indicate le principali placche tettoniche del mondo (fonte: wikipedia)

Le cose cambiano se proviamo a chiamare in causa la geologia. La geologia non è minimamente interessata a chi abita un dato continente o quale sia la storia della sua scoperta: contano solo le rocce e al massimo qualche criterio geografico.

In geologia il primo criterio che un continente deve soddisfare è quello di possedere una crosta continentale, ovvero di essere costituito da rocce ignee, sedimentarie e metamorfiche aventi mediamente una composizione granitica. L'Islanda e le Hawaii -ad esempio- non sono continenti perché costituite da basalti, oltre che ad essere legate rispettivamente all'attività di una dorsale oceanica e a vulcanismo intraplacca.

Molti autori suggeriscono che uno dei criteri più importanti per definire un continente sia la presenza di un cratone, circondato da porzioni di crosta continentale accrete in tempi più recenti (Levander et al. 2005). Un cratone (o scudo continentale) è un'area continentale stabile caratterizzata dalla presenza di rocce ignee e metamorfiche di età Precambriana. I cratoni -nel mondo- hanno età comprese tra 1,3 e 3,8 miliardi di anni e loro stessi rappresentano aree coinvolte in eventi orogenici antichi. I margini di un continente sono rappresentati da catene montuose o zone di deformazione attuali o recenti. Il passaggio laterale ad aree caratterizzate da crosta oceanica o da una litosfera assottigliata rappresenta il limite di un continente. Spesso viene invocato anche un criterio geografico: la maggiore (e relativa) elevazione di un'area continentale rispetto alle aree circostanti (Cogley, 1984).

La presenza di un cratone è stata invocata anche per distinguere un "vero" continente da un microcontinente: un microcontinente è una massa continentale isolata priva di rocce cratoniche. Esempi sono diverse isole dell'Indonesia (come Timor) o dei Caraibi. Un microcontinente deve sempre essere separato da altre masse continentali. Ad esempio, le isole Britanniche sono in continuità con la piattaforma continentale europea e non possono essere considerate un microcontinente.

In questa definizione è facile riconoscere ad esempio il continente Eurasiatico. Ci sono diversi cratoni (es: scudo baltico, Nord Cina e Sud Cina..), aree con catene recenti e frammenti di crosta continentale in accrezione (es: Giappone, Taiwan, Himalaya, Alpi...). Il limite con l'Africa è dato dalla presenza di un bacino oceanico in formazione (il mar Rosso), mentre l'India è considerata parte dell'Eurasia perché attualmente coinvolta in collisione continentale con quest'ultima.

Il caso dell'India in particolare è importante: l'India è parte dell'Eurasia perché la sua crosta continentale è in continuità con quest'ultima, anche se India ed Eurasia fanno parte di due placche tettoniche distinte. Un esempio simile è la California meridionale, parte del continente Nord Americano, anche se la faglia di San Andrea marca evidentemente la separazione tra la placca Nord-Americana e quella Pacifica.

È importante sottolineare che la definizione geologica di continente è indipendente da criteri geografici, come ad esempio la presenza di terra emerse. Tutto ciò che occorre è una massa continentale con un'area cratonica divisibile dalle masse continentali adiacenti. Di fatto in tempi geologici, la maggior parte dei continenti sono stati spesso caratterizzati da vaste porzioni di mari epicontinentali e pochissime terre emerse. La nostra epoca è geologicamente più inusuale. Di fatto la Terra -mediamente- è stata più simile a Waterworld.

Ci sono chiaramente dei limiti a questa definizione: Groenlandia e Madagascar rispettano tutti i criteri sopra citati, ma non vengono mai considerati continenti. La Groenlandia, anche se separata dal Nord America da una zona assottigliata con crosta oceanica, è considerata in gran parte in continuità con il cratone Nord Americano, anche attraverso lo stretto di Nares. Nel caso del Madagascar i cratoni sono considerati di estensione limitata e l'isola viene classificata più come un microcontinente.

Tuttavia, se fate una rapida ricerca in letteratura potete scoprire che il termine "continente" è stato proposto anche, ad esempio per i Balcani e l'Est Europa, anche se il "continente Est-Europeo" non ha riscosso grande successo nella comunità scientifica. E qui arriviamo al punto più importante: l'accettazione da parte della comunità scientifica. È inutile iniziare a chiamare "continente" qualsiasi cosa se poi dal punto di vista della tettonica o delle strutture geologiche è assimilabile alle masse continentali adiacenti. Utilizzare il termine "continente" deve essere utile alla discussione geologica sull'origine ed evoluzione di una data regione.

La nuova suddivisione (su base geologica) dei continenti includendo la Zealandia

E qui finalmente arriviamo al nostro nuovo e più recente amico: la Zealandia. In realtà nemmeno così recente visto che il nome "Zealandia" compare in lavori scientifici da almeno una 30ina d'anni, ma il lavoro che si è occupato in maniera seria dell'argomento è uscito solo quest'anno. Come ormai da più di mezzo secolo è noto che quest'area è occupata da un plateau sollevato costituito da rocce continentali. Quello che è nuovo ed interessante, è il lavoro che definisce la Zealandia, che rappresenta un validissimo spunto di riflessione su come si può definire un continente.

La Zealandia soddisfa i criteri per essere chiamata geologicamente un continente?

-È costituita da crosta continentale? Si, oltre ovviamente questo è evidente in Nuova Zelanda e Nuova Caledonia, ma in figura qui sotto sono riportati campioni del fondale marino dragati da navi oceanografiche. Ci sono rocce ignee (rioliti, graniti, dioriti e gabbri), sedimentarie (arenarie) e metamorfiche (scisti). I dati geofisici mostrano una crosta continentale assottigliata con spessori variabili tra 10 e 30 km.

-Ha un'area distinta separabile dalle aree continentali adiacenti? Si, la porzione di crosta della Zealandia è separata dall'Australia da una porzione estesa con crosta oceanic ed è circondata dagli altri lati da crosta oceanica del Pacifico o da bacini di retro arco. Questo è ben visibile nella figura qui sotto. Il criterio viene soddisfatto anche dal punto di vista dell'elevazione, dato che questa regione si eleva di almeno 1100 metri rispetto alle circostanti piane abissali. La Zealandia nel Cato Trough è separata dall'Australia da solo 25 km di crosta oceanica. Così pochi che gli stessi autori sottolineano "se il Cato Trough non esistesse, oggi in questo lavoro staremmo semplicemente spiegando come il continente australiano sia più esteso rispetto a quanto pensato precedentemente". Da notare che, come nel caso del Nord America, la Zealandia ha due porzioni continentali che si trovano su due placche tettoniche distinte (Australiana e Pacifica) separate da una faglia trascorrente.

-Contiene almeno un cratone? Questo è il punto più dolente. Non sono presenti veri cratoni. Le rocce più antiche note della Zealandia sono sedimenti del Cambriano medio e granitoidi di circa 500 milioni di anni (Jacquiery Suite). L'esistenza di cratoni in quest'area è stata postulata sulle età degli zirconi detritici e degli xenoliti di mantello dell'area, ma per ora nulla di fatto.

Tuttavia gli autori sottolineano l'importanza di distinguere la Zealandia come continente a parte. A differenza di Groenlandia e Madagascar, la Zealandia ha caratteristiche e strutture geologiche distinte che non trovano la loro continuazione in Australia. Inoltre la Zealandia, insieme con Antartide, Sud America, Africa, India ed Australia, costituisce uno dei tasselli che permetterebbero di ricostruire in modo più appropriato la geometria dell'ex supercontinente di Gondwana.

C'è da concludere che non dobbiamo abbracciare il nuovo continente di Zealandia come dato di fatto. Il criterio più importante da soddisfare è che il suo riconoscimento riscontri un consenso da un punto di vista scientifico. Oltre che essere valido deve essere utile per comprendere meglio il framework della tettonica a placche E per questo occorre aspettare che la discussione scientifica sull'argomento diventi sufficientemente matura.

Ovvero, non gridate al "scoperto un nuovo continente" come stanno facendo i giornalisti, perché questo è semplicemente un caso in cui si sta discutendo se sia valido chiamare continente un plateau che si sapeva già che esisteva in questa zona.
Schema tettonico-geologico e dell'elevazione della Zealandia e regioni limitrofe.
Fonti e references

Mortimer et al. (2017). Zealandia: Earth's hidden continent. GSA Today, v.27 is. 3
-Altri autori citati nello stesso articolo.

Altre fonti:
Wikipedia
Treccani
Oxford Dictionary
Cambridge Dictionary
Marriam-Webster Dictionary